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Scheda n° 11

Scheda n° 11 - L’archivio del Banco di San Giorgio:
una miniera di fonti per la storia finanziaria (e non solo)
Riassunto
L’archivio della Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio, che ci è pervenuto in gran parte intatto, è una miniera straordinaria di notizie per la storia locale e più in generale per la storia della finanza, degli equilibri sociali, dell’organizzazione d’impresa, dell’amministrazione doganale, ecc. Per rendere finalmente accessibile agli studiosi tale ricchezza documentaria, si sta predisponendo un catalogo analitico atto a mostrarne la composizione, i contenuti e le potenzialità.
Definizione
Archivio. Raccolta di documenti privati o pubblici relativi a una persona, una famiglia, un comune, uno stato, ecc. Sede in cui la raccolta è collocata e gli uffici che ne fanno parte(Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani).
Banco di San Giorgio. È il nome con cui viene usualmente chiamata la Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio, su cui v. la scheda n. 4.
Documentazione (1)
“La Banca di Amsterdam, chiamata a volte Wisselbank o Banca di cambio, venne fondata nel 1609. La prima banca di deposito di Stato, la Casa di San Giorgio di Genova, era stata creata, peraltro, già due secoli prima, nel 1407. Nello stesso secolo si ebbe lo sviluppo delle banche di deposito in Spagna ... Da lungo tempo, in gran parte ispirate dalla Banca di Amsterdam, che aveva preso essa stessa ad esempio il Banco di Venezia e la Casa di San Giorgio di Genova, si facevano proposte per la creazione di banche in Inghilterra” (C. P. Kindleberger, Storia della finanza nell’Europa occidentale, Cariplo-Laterza, 1987, pp. 67/68 e 75)
Documentazione (2)
“La cerchia degli affari della Casa di San Giorgio ricorda le organizzazioni dei creditori di Stato inglesi del 1694, la Banca d’Inghilterra e le Compagnie delle Indie orientali e del Pacifico” (H. Sieveking, Studio sulle finanze genovesi ... cit., p. XVI). “La Banca d’Inghilterra, poi, non assomiglia a nessun’altra, se non forse, in certo qual modo, alla Casa di San Giorgio” (F. Braudel, Capitalismo e civiltà materiale, Torino, 1977, p. 372)
Documentazione (3)
“Nell’Archivio di Stato di Genova uno dei fondi più importanti per la storia dell’economia, della finanza e della ragioneria è quello del Banco di San Giorgio. ... L’incompletezza che purtroppo si deve rilevare negli studi del Sieveking e del Marengo ... dipende a nostro avviso dalla mancanza di una profonda conoscenza della consistenza qualitativa e quantitativa del fondo e dall’assenza di un inventario redatto con moderni criteri e corredato di ... sussidi archivistici, quali regesti, indici, repertori, ecc. ... È evidente che, data l’importanza del Banco, occorre provvedere a riordinare e inventariare tutto il fondo archivistico ... Il lavoro è imponente e richiederà diversi anni” (M. Chiaudano - G. Costamagna, “L’archivio storico del Banco di San Giorgio di Genova (1386 - 1845)”, in Archivi storici delle aziende di credito, vol. I, Roma, 1956, pp. 115-117)
Quadro storico
Come risulta dal profilo tracciato in precedenza (scheda n. 4), la Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio fu un’istituzione unica, che per quattro secoli (1407-1805) ha combinato alcune funzioni proprie dello stato (l’amministrazione fiscale, la gestione del debito pubblico e per qualche tempo una sovranità territoriale) con l’esercizio dal 1408 di un banco pubblico, che nel suo genere è stato il primo in Italia e il secondo (o il primo?) in Europa.
Quando altrove cominciano ad apparire organismi analoghi (in Italia nel secondo Cinquecento e all’estero nel primo Seicento), l’attività bancaria di San Giorgio ha ormai subito mutazioni e adattamenti (banchi in paghe, in numerato, in oro, ecc.) e la Casa delle compere ha accumulato un patrimonio secolare di esperienze che continuerà a crescere producendo distillati di fantasia tecnica e di saggezza amministrativa: soluzioni originali per superare le emergenze finanziarie, rotazione e assegnazione con sorteggio delle cariche maggiori per evitare consorterie personali, meditate trasformazioni dell’ordinamento interno per risolvere in economia i problemi maggiori della gestione, pratici espedienti per sormontare le difficoltà minori. La vita quadrisecolare della Casa è insomma costellata da interventi innovatori che, uniti al rigoroso rispetto dei diritti dei depositanti, le hanno guadagnato in tutta Europa una fama indiscussa di sapienza tecnica e solidità.
Come l’ente da cui è stato generato, anche l’archivio del Banco di San Giorgio, attualmente conservato nell’Archivio di Stato di Genova, presenta caratteristiche uniche sotto diversi profili: in primo luogo per la durata perché copre con ricca continuità il periodo dal Trecento al primo Ottocento; in secondo luogo per il contenuto in conseguenza delle molteplici funzioni svolte; infine per la consistenza che attualmente si aggira intorno alle 39.000 unità archivistiche in gran parte di natura contabile 36. Ancora più corposo esso era nel passato, quando al tronco attuale erano aggregati due altri blocchi documentari per complessivi 2800 pezzi, separati nel 1880 e inventariati come entità a se stanti: il fondo “Compere e mutui” e il fondo “Antico comune” 37.
La cura delle carte relative alle compere precedenti e di quelle ben più consistenti prodotte dalla gestione propria era affidata inizialmente all’ufficio di San Giorgio che si occupava dei residui e più tardi ad un funzionario ad hoc, coadiuvato da scrivani e da un gatto parcamente alimentato che doveva difenderle dai topi. Di quel tempo ci sono rimasti numerosi inventari parziali che dimostrano l’attenzione riservata dai Protettori (l’autorità suprema della Casa) al riordinamento e conservazione dei documenti.
Agli inizi del sec. XVIII l’archivio era sistemato in vari locali di grandi dimensioni ove lo troviamo ancora durante l’unione alla Francia (1805), purtroppo senza un’adeguata protezione, e al momento dell’annessione al Piemonte.
La sistemazione degli archivi della ex repubblica, ormai ducato di Genova, fu impostata con lettere patenti 18 giugno 1817, nelle quali comparve per la prima volta la triplice distinzione tra archivio governativo, notarile e della ex Banca di San Giorgio. Quale sede dei due primi fondi, che secondo l’ordinamento piemontese furono sottoposti al ministero dell’interno, si scelsero il palazzetto criminale e il c.d. “Archivio dei notai”, un locale attiguo al palazzo arcivescovile, che vennero ceduti dal demanio alla municipalità per tale destinazione e ristrutturati secondo i piani dell’architetto Carlo Barabino.
L’archivio della ex Banca di San Giorgio continuò a restare nel palazzo omonimo o della Dogana a disposizione della commissione eretta nel 1816 per liquidare il debito pubblico genovese e per tale ragione fu subordinato al ministero delle finanze.
La liquidazione dei luoghi, coinvolgendo una massa enorme di titoli, richiese anni e anni di ricorsi documentati, sollecitazioni e raccomandazioni, concludendosi per il grosso dei debiti nel 1833 e per gli altri nel 1856. Durante questo lungo periodo, la condizione degli archivi di San Giorgio (al plurale, com’erano chiamati in quel tempo) degradò continuamente al punto che alla vigilia dell’unificazione “migliaia di quei preziosi registri (giacevano) ammonticchiati confusamente sui pavimenti di mattone ricoperti di alti strati di polvere” 38. Nella storia dell’archivio quello fu il momento peggiore, perché l’incuria si prestava a sottrazioni e deterioramenti fisici.
La fase del ricupero, tuttavia, era vicina: completata nel 1856 la liquidazione del debito pubblico, l’archivio di San Giorgio fu preso in carico dal ministero dell’interno e riunito formalmente agli altri due (il governativo e il notarile), pur continuando ad esserne fisicamente staccato. Poco dopo iniziarono i lavori di sistemazione cronologica e per materia e negli anni ‘70 erano già sistemati circa 20.000 fra registri e filze, “collocandoli negli scaffali, rifacendone la classificazione di cui non rimaneva più traccia <e> completandoli esteriormente con le indicazioni delle rispettive materia” 39.
Mentre si procedeva al riordino, si pensava anche ad una localizzazione definitiva del materiale. Con atto del 3 aprile 1874, lo stato cedette al municipio la proprietà di palazzo San Giorgio ricevendo in permuta l’ex palazzetto criminale che conteneva già l’archivio governativo e il notarile e nel quale avrebbe dovuto conservarsi anche quello dell’antico banco 40. Nel 1879 iniziarono i lavori per la ristrutturazione dell’edificio, nel 1880 si eseguì il trasporto del nuovo materiale ed entro il 1882 si completarono la movimentazione e la collocazione di tutte le unità archivistiche, giungendo grosso modo alla condizione ancora in essere nel 2003 41.
Nonostante le amputazioni eseguite nel 1880 con criteri discutibili e non rigorosi, l’archivio di San Giorgio costituisce oggi una massa documentaria unica al mondo. Per dare un’idea del suo contenuto è sufficiente evocare i due filoni fondamentali che lo compongono.
Il primo è quello fiscale, al quale appartengono i rapporti politici con l’autorità statale e il papato, i contratti di prestito al governo e i privilegi ottenuti in cambio, l’istituzione e la contabilità delle imposte più diverse (il che vuol dire statistiche sulla congiuntura e la struttura economica!), l’amministrazione dei possedimenti territoriali, ecc..
Il secondo filone è quello dell’attività bancaria svolta da San Giorgio direttamente con i privati o quale loro intermediario e registrata giorno dopo giorno per quasi quattro secoli in migliaia di libri mastri con relativi giornali. Se si considerano il ruolo di Genova nell’economia del tempo e l’intensità con cui vi pulsava la vita finanziaria, diventa evidente l’importanza di tale materiale non solo per la storia della città e degli orizzonti entro cui operava, ma anche per lo studio delle tecniche e delle interdipendenze finanziarie.
L’esistenza di materiale storico eccellente non significa tuttavia che esso sia stato adeguatamente sfruttato. Se si eccettuano pochi specialisti che vi hanno profuso anni di energie per giungere a risultati circoscritti, si può affermare che l’archivio di San Giorgio è stato molto meno studiato di quanto meriti l’importanza che pure gli è universalmente riconosciuta.
La ragione, molto semplice, è legata all’insufficienza degli strumenti di ricerca di cui può avvalersi lo storico per orientarsi tra i documenti. Sino a pochi anni or sono egli disponeva unicamente degli inventari sommari (“pandette”) compilati nel tardo Ottocento e relativi ad una parte soltanto dell’archivio: quelli più elaborati sono semplici elenchi di pezzi numerati progressivamente, riuniti in serie apparentemente omogenee e - all’interno di ciascuna - disposti in ordine cronologico per anno di inizio; gli altri sono addirittura privi di numerazione e forniscono al massimo gli anni estremi dei singoli blocchi. Inoltre non esisteva e a tutt’oggi non esiste alcun inventario per la parte restante dell’archivio, costituita da alcune migliaia di registri, indici e filze accatastati nei recessi dei depositi o sfuggiti alla rilevazione pur essendo inseriti nei pezzi a suo tempo numerati.
Di quegli antichi repertori, sebbene errati e lacunosi, si deve essere grati agli archivisti ottocenteschi, tanto più se si considerano il loro numero sparuto, la mancanza di mezzi adeguati alla mole del materiale da riordinare, la penuria di elementi professionalmente capaci di interpretarne la natura amministrativo-contabile e la brevità del tempo loro assegnato. Ma l’apprezzamento per il lavoro svolto non deve far velo alla povertà dei risultati ottenuti: nonostante le pandette, il contenuto dell’archivio di San Giorgio resta mal noto e poco conoscibile; in molti casi la reperibilità fisica dei pezzi è compromessa dalla loro dispersione nei depositi; di molti libri non inventariati si ignora l’esistenza.
Nel frattempo molte cose sono avvenute: la sensibilità degli storici, la loro metodologia e il modo stesso di fare ricerca sono cambiati. Numerosi archivi si sono attrezzati con inventari analitici a stampa, con regesti delle raccolte documentarie più importanti, addirittura con fonti consultabili on-line. Anche a Genova si è finalmente avvertita l’esigenza di predisporre strumenti più raffinati per studiare l’archivio di San Giorgio, e a tale scopo è in corso un intervento sistematico reso possibile da una felice combinazione di sensibilità culturali e di energie complementari.
La vicenda è iniziata nel 1982, quando la Società Ligure di Storia Patria e l’Ufficio Centrale per i Beni Archivistici hanno concordato un’operazione di assaggio su una parte dell’archivio. I suoi risultati positivi si sono tradotti nel 1985 in una convenzione estesa all’intero archivio e con la quale è stato formalizzato un triplice apporto di forze, indispensabile per condurre a termine l’impresa.
In primo luogo la copertura finanziaria del compenso per i collaboratori, che è stata fornita dalla Provincia e dal Ministero fino a tutto il 1995, ma è poi venuta meno negli anni seguenti salvo un breve finanziamento semestrale della Provincia. Nel 1999 una nuova convenzione quadriennale tra la Società Ligure e il Ministero ha assicurato i fondi per il quadriennio 1999-2003, al termine del quale è sopravvenuto il contributo elargito spontaneamente per il 2004 dall’odierno Banco di San Giorgio, unica azienda di credito cittadina dimostratasi sensibile all’importanza dell’iniziativa. Un ulteriore finanziamento del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per il biennio 2005-2006 dovrebbe consentire di concludere la schedatura dell’archivio.
In secondo luogo la direzione scientifica del lavoro, impostato secondo un piano di massima steso dal prof. Puncuh (presidente della Società Ligure) e dal sottoscritto (consigliere) e del quale io curo personalmente l’attuazione con l’aiuto di una squadra di collaboratori addestrati nelle discipline opportune (paleografia, diplomatica, contabilità, ecc.).
Ed in terzo luogo il supporto logistico fornito dalla direzione dell’Archivio di Stato di Genova, che ha messo a disposizione locali e attrezzature per l’esame del materiale.
Dal punto di vista metodologico, è stato anzitutto necessario mettere ordine nelle molteplici attività svolte dalla Casa di San Giorgio, che sono state inquadrate in sei categorie fondamentali (Affari generali, Banchi e tesoreria, Debito pubblico, Imposte e tasse, Beni immobili e possedimenti territoriali, Privative gestioni separate e varie); la fase successiva è consistita nello schedare uno per uno tutti i pezzi dell’archivio, descrivendone i caratteri esteriori e interpretandone il contenuto in termini aziendali; in seguito le schede sono state raggruppate per serie omogenee, queste ultime per genere, i diversi generi per settore e infine i settori per sfera di attività cui competono.
Per garantire alla schedatura il massimo di omogeneità, si è predisposta una guida generale e si è fatto ricorso ad un thesaurus di formule elastiche adattabili alle varie tipologie di contenuti. L’elenco del materiale presente e i progressi della schedatura sono registrati via via su adeguati supporti informatici; senza l’avvento del calcolatore elettronico, che proprio nel 1984 l’Unesco proclamò “amico dell’uomo” sarebbe stato difficile intraprendere il lavoro di schedatura e mantenerlo sotto controllo.
Di pari passo con l’organizzazione delle schede in serie, generi e settori, il Ministero ha proceduto alla loro pubblicazione sotto forma di volumi corrispondenti alle diverse categorie di attività. Ogni volume è composto da un gruppo variabile di schede dotate di una numerazione progressiva e riunite in tomi. A tutt’oggi (2005) sono disponibili sedici tomi, facenti capo agli Affari generali (vol. II), ai Banchi e tesoreria (vol. III) e al Debito pubblico (vol. IV) 42; per completare i volumi in corso e quelli non ancora iniziati si prevede la pubblicazione di altri dodici tomi.
Il lavoro si è rivelato più lungo del previsto. Il numero delle unità da studiarsi, che in base alle pandette era stato stimato inizialmente in 33.000 pezzi, è andato lievitando nel tempo con la scoperta di quelli non inventariati e ora si aggira intorno a 39.000 unità.
Grazie al sostegno finanziario giunto da diverse fonti, da quando è iniziata l’operazione (1983) a tutt’oggi (fine 2005) la compagine dell’archivio è stata identificata per il 99% e la sua schedatura ha superato l’85%. Ho fondati motivi per sperare che questa opera ormai ventennale possa concludersi entro il 2007, quando maturerà il sesto centenario della nascita della Casa. A quel momento, purché non vengano meno il modesto finanziamento ancora mancante per la stampa e naturalmente l’aiuto di San Giorgio, si avrà finalmente uno strumento di ricerca adeguato alle esigenze degli studiosi e all’onore della città di Genova.
Note:
36 A dare un senso a queste considerazioni si pensi che l’attività puramente bancaria svolta nel sec. XV è documentata per la Casa di San Giorgio da quasi 200 registri distribuiti nel periodo 1408-1445; l’ar-chivio della Taula di Barcellona, invece, conterebbe soltanto cinque libri relativi agli anni 1401-1407 (Esteban Hernandez Esteve, “I banchi pubblici napoletani a confronto con la banca pubblica della corona d’Aragona”, in Gli inizi della circolazione della cartamoneta e i banchi pubblici napoletani, a cura di Luigi de Rosa, Napoli 2002, p. 479; ma v. soprattutto Josep M. Passola, Els Origens de la Banca Publica. Les Taules de Canvi municipals, Barcellona 1999). ^
37 La ragione di quell’antica riunione è semplice: quando si procedeva ad una riforma del debito pubblico, la compera unificata subentrava legalmente - nei rapporti con i terzi - alle compere in essa confluite e ciò implicava la consegna al nuovo organismo dell’intero loro archivio: titoli di legittimazione, leggi, privilegi, atti notarili, matricole dei creditori, libri contabili, ecc.. Oltre alla documentazione relativa alla propria gestione, le c.d. compere del capitolo istituite nel 1340 custodivano i registri di amministrazione dello stato, delle sue magistrature o di singole operazioni temporanee (ambascerie, armamento di flotte, ecc.) che i funzionari delle compere (i Visitatores comperarum capituli) sindacavano regolarmente nella forma e nel merito, e che al termine della gestione ricevevano in deposito. Così, al momento della sua istituzione e del successivo assorbimento delle compere residue, la Casa di San Giorgio ricevette tutto il materiale delle compere in essa confluite (che a causa dell’incendio del 1339 inizia in pratica nel 1340) e quello di pertinenza statale su cui esse avevano avuto il controllo. ^
38 A.S.G., busta G 1. ^
39 A.S.G., registro F 1. L’operazione fu consacrata da un atto di permuta del 3 aprile 1874. Di fatto, la prevista demolizione dell’avancorpo per ampliare la strada tra piazza Caricamento e piazza Raibetta suscitò tali divisioni nella cittadinanza che nel 1889, per dirimere la questione, il ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli nominò una speciale commissione composta tra gli altri dal deputato Francesco Genala presidente, da Giosué Carducci e da Salvatore Cognetti de Martiis. Accogliendo i suggerimenti della commissione, l’avancor-po non fu demolito e ci si limitò ad aprire i due arconi laterali del portico inferiore per consentirvi il libero passaggio di pedoni e veicoli (Il palazzo di San Giorgio in Genova. Demolizione o conservazione. Relazione del deputato Francesco Genala in nome della commissione nominata dal ministro della pubblica istruzione Boselli, Firenze, pei tipi di S. Landi, 1889). ^
40 A.S.G., busta G 3. ^
41 Nel 2004 l’Archivio di Stato di Genova si è trasferito nel complesso di Sant’Ignazio e il fondo di San Giorgio è stato temporaneamente depositato altrove in attesa di una nuova sistemazione. ^
42 Archivio di Stato di Genova, Inventario dell’Archivio del Banco di San Giorgio (1407-1805) sotto la direzione di Giuseppe Felloni, vol. II (Affari generali), tomi 1 e 2, vol. III (Banchi e tesoreria), tomi 1-6, e vol. IV (Debito pubblico), tomi 1-8, Roma 1989-2002. ^
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