Giuseppe Felloni

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Scheda n° 7

 

Genova e la storia della finanza: una serie di primati?

Scheda n° 7 - La partita doppia e la contabilità dello stato

Riassunto
Uno stato di modesta estensione, ma con una gestione complessa a causa della durata annuale delle cariche pubbliche e della molteplicità dei flussi in entrata e uscita; la necessità di distinguere tra flussi puramente finanziari da un lato, rendite e spese dall’altro; l’utilità di un sistema contabile che permetta una verifica rapida e incontestabile degli errori di registrazione. Ecco le ragioni principali che debbono aver indotto il comune di Genova ad applicare la partita doppia nella contabilità suprema dello stato tra il 1327 (probabilmente) e il 1340, seguendo forse l’esempio dei banchieri privati e in ogni caso precedendo - sino a prova contraria - gli altri stati italiani e europei.

Definizione
Partita doppia. Nel linguaggio amministrativo e contabile, scrittura relativa a un determinato oggetto, o anche un metodo di scrittura contabile ... in cui i fatti di gestione sono registrati nelle due serie contrapposte del dare e dell’avere (Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani).

Documentazione
La contabilità generale del comune di Genova e della successiva repubblica è raccolta in una serie di registri che iniziano nel 1340 e terminano nel 1805 con l’annessione all’impero francese. Sebbene con numerose lacune sino al 1528, essa costituisce per la sua ricchezza un caso unico rispetto all’analoga documentazione esistente negli altri archivi italiani; qui interessa sottolineare che essa è tenuta in partita doppia sin dal primo mastro a noi pervenuto (1340) 23 e che questo è il più antico caso conosciuto di applicazione della partita doppia alla contabilità pubblica. Ecco come si presenta una parte del lunghissimo conto aperto al Comune di Genova nel mastro più antico. 24

Commune Ianue

debet nobis
...

 

recepimus
...

 

(c. 119)

 

(c. 119)

 

die 5 marzo 1341
pro racione expensarum dicti communis, in isto in c. 237

 

£ 63235.18.08

die 5 marzo 1341
in Thobia Lavagio et sociis col lector(ibus) cotumorum veterum, in isto in c. 3

 

£ 202.10.00

 

 

ea die
pro salario domini ducis pro men sibus quattuor finitis in kalendis marcii proximi preteritis de racio ne dicti  domini ducis, in isto in c. 133

 

 

£ 1783.06.08

ea die
in Iohanne Spinula de Sancto Lu cha et Iacobo de Bargalio cabelle ris ca belle salis Ianue de MºCCCXXXX, in isto in c. 163

 

 

£ 3000.00.00

...

 

 

 

ea die
pro salario nunciorum duodecim of ficiorum quindecim [mensis fe bruarii proximi preteriti ad racio nem de soldorum 4 in mense] de racione dictorum nunciorum, in isto in c. 120

 

 

 

£ 24.00.00

 

 

 

 

 

L’impostazione del conto è quella ancora oggi in uso: un conto a due sezioni, il dare a sinistra e l’avere a destra, ove le partite sono disposte in ordine cronologico, hanno una descrizione più o meno dettagliata, sono corredate dal nome del conto (racio) in cui è registrata la contropartita e dalla carta del mastro in cui è collocato. Nell’originale gli importi sono in numeri romani e non in cifre arabe, come per maggior chiarezza qui si è fatto.
Sia quando termina l’esercizio, sia quando debbono essere trasferiti in un’altra carta, i conti sono chiusi sistematicamente con l’iscrizione del saldo nella sezione con il totale minore.

Quadro storico
Nel processo di formazione del capitalismo, l’adozione di una contabilità sistematica, ordinata e razionale ha un’importanza difficilmente sopravvalutabile, ma il cammino per tale traguardo è stato lungo e laborioso.
Conosciuta in forme elementari già dagli arabi, ma ripresa e giunta a perfezione solo in Italia, è verosimile che una qualche forma di tecnica contabile sia stata sperimentata per tempo nelle aziende private secondo criteri diversi e soggettivi che nel corso del tempo tendono a convergere verso schemi comuni. La direzione in cui esse si muovono, soprattutto quando hanno estese ramificazioni all’estero, è verso un metodo contabile che permetta un più agevole controllo formale e una più facile interpretazione dei fatti aziendali: sono i pregi che oggi riconosciamo alla partita doppia, ossia alla doppia registrazione della medesima scrittura nelle sezioni antitetiche di due conti concettualmente distinti.
Esigenze simili e forse più pressanti si avvertono anche nella sfera comunale, non appena la res publica comincia a prendere forma e ad assestarsi. La contabilità dello stato cittadino tende a suddividersi in periodi di durata generalmente annuale a cui fanno riscontro altrettanti esercizi. Vi contribuiscono almeno due elementi: la durata delle cariche pubbliche, che a Genova è normalmente di un anno e a cui deve corrispondere un corpo distinto di scritture per poter verificare l’operato dei funzionari in carica; l’uso suggerito dallo stesso ritmo stagionale di sistemare ogni anno i rapporti di durata maggiore. È quindi naturale che la medesima scansione si ritrovi nelle finanze pubbliche, ove con eguale periodicità e facendo esplicito riferimento ai singoli anni si distinguono le rendite, le spese e gli interessi passivi. Si aggiunga che lo stato ha un’esistenza che si prolunga indefinitamente nel tempo e perciò qualunque funzionario deve essere sempre in grado di inquadrare i successivi esercizi in un visione d’insieme e di rintracciare nel lontano passato radici o dimensioni dell’attività pubblica. Le esigenze di sindacamento, i ritmi finanziari del debito pubblico e le necessità documentarie spingono così anche gli stati comunali verso l’adozione di tecniche contabili nuove, improntate a criteri obiettivi e interpretabili senza ambiguità anche a distanza di tempo.
È verosimile che, in società basate sull’alternanza regolare tra cariche politiche e attività personale, le esperienze maturate nel settore pubblico e nel privato si siano potenziate vicendevolmente. sino ad individuare entrambe gli elementi portanti dell’unico metodo contabile adeguato alle rispettive necessità, appunto la partita doppia. Le fasi e i tempi di questo processo di osmosi non sono ancora conosciuti. Vi sono esempi di scritture contabili private ove sono già presenti i suoi elementi essenziali (conti divisi nelle due sezioni dare e avere, registrazione duplice e contrapposta della medesima partita); i più antichi sembrano risalire agli inizi del sec. XIV e provengono sia dall’area toscana (in forme non del tutto ortodosse), sia da quella genovese. Sulla zona a cui spetta la prima adozione della nuova tecnica si è molto discusso ma, tutto considerato, mi pare che la casualità dei rinvenimenti documentari su cui si dibatte non autorizzi alcuna definitiva asserzione per quel che riguarda le aziende private.

Le cose si presentano diversamente per la contabilità pubblica. A Siena, i cui registri finanziari iniziano nel 1226, non v’è traccia di partita doppia sino al 1355 almeno; e la stessa assenza si rileva in altri stati italiani come Venezia, Firenze o Milano. A Genova, lo si può constatare dal documento sopra richiamato, la partita doppia è in uso dal 1340 se non da prima; durante i tumulti cittadini del 1339 vengono infatti bruciati dal popolo tutti i precedenti registri del debito pubblico e quelli finanziari del Comune, che da qualche lustro si tenevano ad modum cartularii banchi cioé probabilmente in partita doppia 25. Sino a prova contraria, è dunque nella città ligure che lo stato si attrezza per primo con uno strumento tecnico moderno, destinato ad affermarsi anche nelle entità sovrane di ben maggiori dimensioni.

Note:

23 Nel 1339 scoppiarono in città gravi tumulti e il popolo invase il palazzo del governo bruciando i libri di amministrazione sulla pubblica piazza; il primo registro sopravvissuto è perciò quello del 1340, a pacificazione avvenuta (A. Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1834-35, vol. II, p. 65). L’introduzione della partita doppia alla contabilità statale sembra risalga al 1327, quando il Comune decide di seguire il metodo già in uso presso i banchieri privati. ^

24 A.S.G., Antico Comune, n. 1. ^

25 H. Sieveking, Studio sulle finanze genovesi ... cit., p.104. ^