Giuseppe Felloni

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Scheda n° 5

 

Genova e la storia della finanza: una serie di primati?

Scheda n° 5 - Lo sconto delle cedole dei titoli pubblici

Riassunto
Lo sconto è uno degli strumenti più potenti per stimolare l’economia, perché anticipa in forma liquida un potere d’acquisto futuro e quindi aumenta la massa dei capitali disponibili nell’immediato. La documentazione più antica circa il suo uso sistematico e generalizzato si trova a Genova, inizia alla metà del sec. XV ed è costituita dallo sconto dei redditi o “paghe” dei titoli del debito pubblico (i luoghi di San Giorgio).

Definizione
Paga. (ant.) Rata di pagamento, sia di interessi, sia a rimborso del capitale, sia di tributo (Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani).
(propr.) Il provento variabile assegnato ogni anno ai luoghi delle compere genovesi in proporzione dell’introito delle imposte.
Sconto. Contratto, per lo più bancario (sconto bancario) con il quale un creditore (scontatore o scontante) cede il suo credito a un’altra parte (scontatario o scontista, che per lo più è una banca), ricevendone una somma equivalente all’ammontare del credito stesso diminuito dell’interesse fino al giorno della scadenza. Anche: l’interesse stesso che viene dedotto in anticipo(S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, U.T.E.T.).

Documentazione (1)

1474 die tertia iunii. Precia locorum et pagarum pro ut capi debent: 18

Page de 1473 pro libra

Soldi

18

(=90%)

Page floreni de 1474

ss.

17

(=85%)

Page floreni de 1475

ss.

16

(=80%)

Page floreni de 1476 et 1477

ss.

14

(=70’%)

Page floreni de 1481 et 1482

ss.

11

(=55%)

Page floreni de 1483

ss.

10

(=50%)

Page floreni de 1484

ss.

9

(=45%)

Page floreni de 1485

ss.

8

(=40%)

Page floreni de 1486

ss.

7

(=35%)

Page floreni de 1487

ss.

6

(=30%)

Come accadeva per il capitale dei luoghi, anche i proventi o paghe che esso produceva anno dopo anno erano utilizzati come oggetto di scambio, garanzia di obbligazioni e mezzo di pagamento. Trattandosi di un credito non ancora esigibile, il loro valore di mercato era inferiore al nominale e la misura dello sconto dipendeva dal provento stabilito per l’anno a cui si riferivano e dalla scadenza, ossia dalla data futura, prevedibile o supposta, in cui sarebbero state liquidate in numerario al valore nominale.
In alcuni casi, come nelle page floreni, lo sconto non veniva applicato ad un credito a termine già quantificato, ma ad un credito la cui misura sarebbe stata stabilita in futuro. Anche in questo caso, San Giorgio elaborava delle tariffe come quella presentata, in base alle quali gli uffici potevano accettare le paghe prima della scadenza ad un corso espresso in soldi per ogni lira di valore nominale, per cui ad esempio, valutare una paga a soldi 16 equivaleva a stimarla l’80% del nominale e ad applicare a quest’ultimo uno sconto del 20%. Nella tabella, accanto al valore scontato calcolato in soldi, vi è tra parentesi quello più comprensibile espresso in percentuale del nominale.

Documentazione (2)
Nel giornale del 1649 in cui l’Ufficio pagarum registra gli acquisti e le vendite di paghe dei diversi anni, in data 18 agosto vi sono le tre seguenti scritture in partita doppia: 19

 

1649 die 18 augusti

 

 

-

Cartularium pagarum 1647 pro Maria filia q. Garbarini et uxor q. Iohannis Baptiste Calvi, libras 307.13.08 pro valuta totidem pagarum 1649 scribendarum in credito dicte Marie de quibus etc. et restum pro numerato solvendo dicte Marie ut supra, valent

 

 

 

 

282.13.06

-

Maria filia q. Cesaris Garbarini et uxor q. Iohannis Baptiste Calvi pro cartulario pagarum 1649, libras 307.13.08 valuta ad ss. 17.04.1/2 pro dicto cartulario pagarum 1649, valent

 

 

267.05.10

-

Item pro Iacobo Spinula thesaurario,
libras 15.07.08, valent

15.07.08

In sintesi, Maria Garbarini vende ₤ 307.13.08 di paghe del 1647 e ne ricava ₤ 282.13.06 (il 91,9% del nominale); con tale somma compera un eguale valore nominale di paghe del 1649 (che essendo più lontane dalla scadenza costano solo l’86,9%) e incassa in contanti la differenza di ₤ 15.07.08.

Quadro storico
L’aggravarsi delle necessità statali dopo il 1450 pone la Casa di San Giorgio di fronte al problema di conciliare gli interessi contrapposti e apparentemente incompatibili del Comune, che pressato da bisogni estremi chiede in prestito quote consistenti degli introiti fiscali, e dei luogatari, a cui gli introiti debbono essere distribuiti istituzionalmente.
Nel conflitto sono questi ultimi che soccombono, ma in un modo così graduale e con la possibilità di soluzioni alternative tali da attenuare il peso della mancata riscossione dei proventi. Le gabelle sono vendute, come sempre, nei primi mesi dell’anno X e nel maggio - giugno seguente, basandosi sul ricavo ottenuto e deducendo le spese previste di gestione, San Giorgio determina il provento o “paga” spettante ad ogni luogo per l’anno X, calcola le somme spettanti ai singoli luogatari e le iscrive a loro credito in appositi partitari, chiamati appunto cartulari pagarum. A questo punto dovrebbe subentrare la liquidazione rateale della paga da completarsi nel giro di un anno, ma il denaro necessario manca, perché è stato prestato allo stato. La Casa di San Giorgio è costretta a ritardare il pagamento delle rate e la dilazione cresce nel corso degli anni, da pochi mesi, come si verifica alla fine degli anni ‘40 del Quattrocento, sino a 9 anni e più alla metà del sec. XVI.
I crediti accumulati dai luogatari nei partitari dei vari anni non restano però congelati fino al pagamento in contanti: ne deriverebbe una riduzione paurosa di liquidità che colpirebbe qualche migliaio di persone (tanti sono i luogatari) e tra essi chiese, conventi, amministrazioni fiduciarie e cittadini più o meno ricchi che hanno investito i risparmi in luoghi delle compere. Per uscire dal vicolo cieco, San Giorgio impone agli acquirenti delle gabelle per l’anno X di pagarne il prezzo di aggiudicazione con “paghe” del medesimo anno cioè con i proventi accreditati ai luogatari per tale anno. Nasce così un mercato delle paghe, ossia di crediti riscuotibili a termine scambiati per contanti ad un corso inferiore al nominale; sono offerte dai luogatari e largamente richieste dagli appaltatori, ma anche da funzionari di nuova nomina per la cauzione loro richiesta, da possessori di liquidità per investimento temporaneo, da speculatori per operazioni di arbitraggio, ecc.
Ecco, dalla fucina del bisogno, un’altra innovazione fondamentale per la storia finanziaria: la pratica dello sconto, certo conosciuta in precedenza nelle transazioni private, ma che adesso diventa un fenomeno pubblico di tale estensione da sollevare sulla liceità dell’operazione perplessità di ordine morale che sono sottoposte al papa Callisto III nel 1456 e da lui sedate: la vendita delle paghe ad un prezzo in contanti minore del nominale non contraddice i divieti della Chiesa e questa posizione è confermata in termini più ampi da Sisto IV nel 1479.
Il sistema delle paghe introdotto nel 1446 permane anche dopo il 1531, quando riprende l’attività bancaria, e sino all’abolizione nel 1765, anno dal quale i proventi diventeranno immediatamente esigibili, con alcune importanti novità:

1) la dilazione dei pagamenti si riduce a 5 anni dal 1579 e rimane invariata sino alla fine;
2) nel 1631 la Casa di San Giorgio, per moderare il prezzo degli sconti nel mercato libero, istituisce un ufficio che ha il monopolio dell’acquisto e vendita delle paghe, ma la riconosciuta impossibilità di calmierare il mercato porta alla sua soppressione. nel 1662;
3) su richiesta motivata di enti pubblici, religiosi e assistenziali che possiedono luoghi ma difettano di denaro liquido, la Casa interviene di frequente per anticipare loro il valore nominale dei proventi accollandosi l’onere dello sconto.

Note:

18 A.S.G., Archivio di San Giorgio, serie”Rggdvs02”, n. 92. ^

19 A.S.G., Archivio San Giorgio, pand. 17, n. 7061. ^