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Scheda n° 4

Scheda n° 4 - La Casa di San Giorgio: uno stato nello stato
Riassunto
La Casa di San Giorgio di Genova è un’istituzione che non ha eguali per la sua natura poliedrica e per il ruolo svolto nella finanza: sorge (1407) come un consorzio di pubblici creditori a cui lo stato cede un gran numero di imposte e quasi subito (1408) inizia un’attività bancaria che i flussi fiscali potenziano ulteriormente; in cambio dei finanziamenti allo stato, riceve in pegno territori vicini e oltremarini che amministra come ente sovrano sino al 1562; dal tardo Cinquecento organizza l’attività bancaria su più sportelli a seconda delle valute trattate e con il primo Seicento comincia ad emettere biglietti fiduciari nominativi.
Definizione
“... occorse al Comune della città nuovi bisogni, onde ricorse a S. Giorgio per nuovi aiuti, il quale trovandosi ricco e bene amministrato, lo poté servire. E il Comune all’incontro, come prima gli aveva la dogana conceduta, gli cominciò, per pegno de danari aveva, a concedere delle sue terre, e in tanto è proceduta la cosa, nata dai bisogni del Comune e servigi di S. Giorgio, che quello si ha posto sotto la sua amministrazione la maggior parte delle terre e città sottoposte all’imperio genovese, le quali e governa e difende, e ciascuno anno per pubblici suffragi vi manda suoi rettori, senza che il Comune in alcuna parte se ne travagli ...” (N. Machiavelli, Istorie fiorentine, libro VIII).
Documentazione
Nel mastro generale delle entrate e uscite di San Giorgio relativo all’esercizio 1453, sono registrate alcune spese curiose:
- Vexillum gloriosissimi martiris Sancti Georgii vexiliferi et protectoris comperarum Sancti Georgii factum de zentenili de grana et albo seu taffeta
- Vexilum Sancti Georgii Caffam mittendum 15
- Paramentum, calix, missale, planeta et alia necessaria pro celebratione misse in Bastita Corsice et seu ubi residencia habebit gubernator Corsice empta mandato Officii 16
Bandiere, paramenti per messe da celebrarsi in Corsica a beneficio del governatore mandato nell’isola dall’Ufficio di San Giorgio. Sono voci del tutto insolite per un ente finanziario e riconducibili invece all’attività propria di un ente sovrano territoriale. Il passo di Machiavelli riassume una singolare evoluzione della Casa di San Giorgio.
Quadro storico
Sin dagli inizi e grazie soprattutto all’attività bancaria, l’afflusso di denaro nelle casse di San Giorgio raggiunge cifre cospicue che equivalgono ad oltre il doppio delle entrate ordinarie del Comune e crescono negli anni seguenti con l’assorbimento delle compere sfuggite al consolidamento del 1407. A partire dal 1454, quando il processo si conclude, gli introiti della Casa raggiungono il massimo livello consentito dal sistema, perché rappresentano la quasi totalità del gettito fiscale dello stato. 17
La Casa di San Giorgio diventa così l’unico interlocutore cui il Comune può ricorrere per ottenere prestiti. Le numerose operazioni di mutuo sono sanzionate da un contratto solenne tra le due parti e si accompagnano sempre alla cessione di un pubblico introito a San Giorgio che in cambio apre al Comune un credito (scripta) per l’importo concordato. Fermi restando questi caratteri essenziali, le procedure, l’oggetto delle prestazioni e la natura delle garanzie offerte al creditore possono mutare nel tempo.
Durante gli anni 1408-1445 e 1531-1797, in cui la Casa di San Giorgio gestisce dei banchi di deposito e giro, la somma prestata è accreditata in un conto corrente particolare intestato al Comune, che vi attinge liberamente mediante prelievi in denaro contante.
Tra il 1445 e il 1529, interrotta l’attività bancaria interna, l’operazione richiede l’intervento di banchieri privati che, in cambio di speciali garanzie fornite da San Giorgio, aprono al Comune dei crediti in conto corrente per un totale corrispondente al mutuo concessogli.
Le varianti possono riguardare anche la controprestazione offerta dal debitore. Il Comune, ad esempio, non è sempre in grado di istituire un nuovo tributo sufficientemente corposo a causa del malcontento sociale e delle evasioni fiscali; e allora offre in cambio l’amministrazione di brandelli del territorio statale, che vengono ceduti a San Giorgio e i cui tributi fiscali sono insieme pegno del rimborso e retribuzione del capitale prestato. In tal modo la Casa delle compere subentra alla repubblica nelle sue colonie oltremarine (Caffa e Famagosta), nell’isola di Corsica e in vari distretti di terraferma (Sarzana, Ventimiglia, Pieve di Teco, ecc.).
L’esercizio della sovranità su questi territori apre alla Casa di San Giorgio un mondo nuovo, che non si limita all’esibizione del proprio vessillo, ma si estende ai rapporti giuridici e fiscali con le popolazioni locali, alle opere pubbliche, alla difesa, ai rifornimenti annonari, ecc.: questioni di soluzione non facile date le distanze e soprattutto fonti di spese più gravose del gettito erariale, tanto che nel 1562 la Casa retrocede alla repubblica i diritti sovrani su tali territori e, in cambio, le concede un sostanzioso sussidio a fondo perduto.
Note:
15 A.S.G., Archivio di San Giorgio, serie “Introitus et exitus Officii Sancti Georgii”, n. 17, c. 337. ^
16 A.S.G., Archivio di San Giorgio, serie “Introitus et exitus Officii Sancti Georgii”, n. 17, c. 301 ^
17 Le poche imposte rimaste nelle mani del Comune bastano appena per i suoi bisogni ordinari e solo per poco tempo; ben presto sarà costretto a chiedere a San Giorgio un contributo fisso annuale per pareggiare le spese correnti. ^
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