Giuseppe Felloni

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Scheda n° 3

 

Genova e la storia della finanza: una serie di primati?

Scheda n° 3 - Le riforme del debito pubblico

Riassunto
La vita del debito pubblico è cosparsa di insidie che colpiscono alternativamente lo stato avvantaggiando i suoi creditori o viceversa. Quando ha bisogno di denaro il governo offre interessi elevati che divorano i pubblici introiti e arricchiscono i sottoscrittori ma compromettono la gestione della macchina burocratica. Ad un certo momento, inevitabilmente, lo stato deve intervenire per modificare le clausole primitive del prestito con riforme di varia natura: consolidamento dei debiti scaduti, conversione degli interessi ad un’aliquota minore, unificazione dei vari debiti per ottenere economie di scala. A Genova i provvedimenti di espansione e di riforma del debito pubblico sono stati particolarmente frequenti con il risultato di accelerare l’evoluzione delle tecniche finanziarie e di rafforzare il corpo dei creditori dello stato.

Definizione
Consolidazione. Operazione formale con cui un debito pubblico a breve scadenza (in genere buoni del tesoro a 7 o 9 anni, ma anche debiti redimibili) viene convertito in un debito a lunga o indeterminata scadenza e iscritto nel Gran libro del debito pubblico; da tale iscrizione deriva, in via definitiva, l’impegno dei futuri bilanci dello stato a contenere tra le spese correnti la somma relativa al servizio del debito stesso. (Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani).
Conversione del debito pubblico. Operazione finanziaria mediante la quale si mira a diminuire l’interesse di un debito pubblico o a modificarne la scadenza(Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani).
È l’operazione con cui si propone ai portatori di una rendita la conversione del loro titolo in una rendita di classe inferiore, oppure il rimborso del titolo alla pari (...) Il primo esempio di conversione fu quello attuato in Inghilterra dal cancelliere dello scacchiere sir Robert Walpole nell’anno 1715 (Enciclopedia italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani).

Documentazione (1)
Il primo mastro generale delle entrate e uscite della Casa di San Giorgio, impostato nel 1412 ma che raccoglie anche la contabilità iniziale dell’ente dal 1408 in poi, si apre con due note solenni. 11 

La prima suona nei termini seguenti:

In Christi nomine amen. Ad memoriam perpetuam pateat et notum sit universis egregiis dominis officialibus procuratoribus et proptectoribus comperarum Sancti Georgii ac aliis officialibus quibuscumque dictarum comperarum pro ut infra: Compere seu mutua diversa comunis Ianue imposite et imposita diversis temporibus cum suis asignacionibus, videlicet octo et decem ac novem pro centanario, redducte et redducta per venerandum officium dominorum octo procuratorum officii Sancti Georgii in una compera seu massa per quattuor cartularia divisa in octo compagnis civitatis Ianue que vocatur compera Sancti Georgii ad racionem de septem pro centanario MºCCCCºVIII. Sunt et fuerunt infrascripta pro quantitatibus infrascriptis...

La seconda nota è un elenco:

Asignationes introytus et cabelle comperarum Sancti Georgii et que dictis comperis spectant et pertinent describuntur ut infra:  Introytus sive cabella floreni medii pro capite sclavorum et sclavarum casanarum,  introytus floreni unius venditionis pro capite sclavorum et sclavarum,  
introytus unius acati ex duobus rippe minute, ...

In queste note, poste a perpetuo ricordo per gli amministratori presenti e futuri, sono condensate le operazioni fondamentali da cui nascono le compere di San Giorgio, ossia
1) l’unificazione in un solo blocco di vari prestiti aperti dal Comune in tempi precedenti, il che significa iscrivere i rispettivi creditori in un unico ruolo (materialmente costituito da quattro registri) e mettere in comune gli introiti assegnati ai diversi mutui;
2) la conversione al 7% degli interessi all’8%, 9% e 10% a cui i prestiti erano stati contratti in origine.

Documentazione (2)
Il primo mastro del banco di San Giorgio si apre il 2 marzo 1408 con la seguente nota: 12

«MCCCCVIII die II mensis marcii. In Dei nomine ... egregii nobiles et circumspecti viri Antonius Iustinianus miles, Lucianus Spinula, Cosmas Tarigus, Baptista Lomelinus, Raffael de Vivaldis, Rabella de Grimaldis, Iohannes de Nairono [et] Carolus Ciconia, Officium et officiales Sancti Georgii, banchum sub prefatis millesimo et die incoarunt quatenus debita Communis redigantur ad nichilum et prave nonnulle consuetudines bancheriorum resechentur que incomoda non modica reipublice irrogant cum [sint] sic propriis dediti quod publica vastare minime erubescunt et monetam non debito precio sed insueto et irracionabili spenderi et retineri consentiunt ...»

Il documento illustra la decisione presa dagli 8 insigni e valenti cittadini che reggono l’Ufficio di San Giorgio: a partire dal 2 marzo 1408 è stato aperto un banco che resterà in attività sino a quando i debiti del Comune non saranno estinti e non avrà termine l’ignobile prassi dei banchieri privati di mantenere alto il prezzo delle monete [= il costo del denaro], anteponendo spudoratamente i propri interessi a quelli pubblici.
Dal documento emergono due avvenimenti di importanza capitale per la storia finanziaria genovese: la creazione di un ente incaricato di estinguere il debito pubblico, l’Ufficio di San Giorgio, e la sua decisione di aprire una banca per liquidare le transazioni senza uso di moneta metallica.

Quadro storico
La creazione della Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio costituisce un avvenimento cruciale per le finanze genovesi, ma di per sé non interamente nuovo nella storia locale.
Sin dalle origini, il debito pubblico genovese tende a crescere nel lungo periodo, attraverso fasi alterne di dilatazione e consolidamento. I periodi di maggiore proliferazione dei debiti, che coincidono con quelli di più intensa attività bellica o comunque di più acuto bisogno dell’erario, sono seguiti da pause di assestamento, nelle quali si procede al consolidamento in compere di quelli fluttuanti (se già non avevano tale forma) e alla loro unificazione in un solo debito, al servizio del quale sono messe in comune le rispettive assegnazioni in modo da ricavarne un interesse identico per tutti i luoghi e risparmiare sulle spese di gestione.
Il nuovo debito unificato, chiamato pur esso compera e posto generalmente sotto la protezione di un santo, subentra legalmente alle compere su cui è fondato e, come quelle, costituisce un consorzio dotato di personalità giuridica e amministrato nell’interesse di tutti i luogatari.
Alle riforme, che risolvono temporaneamente le difficoltà finanziarie dello stato ricaricandolo di energie espansive, succedono immancabilmente nuovi periodi di intenso indebitamento e poi, di nuovo, la creazione di altre compere per assorbire i debiti recenti ed eventualmente per fonderli con i più antichi.
I processi di assestamento del debito pubblico iniziano nel 1274 quando nasce il primo debito consolidato permanente, la compera magna salis all’8% 13.  Le lotte di fazione e le guerre esterne (specie contro Federico II, Pisa e Venezia) hanno dato origine in passato ad un coacervo di compere diverse, create sotto forma di prestiti volontari o forzosi, che hanno aperto voragini imponenti nelle risorse statali e così nel 1274 si procede alla loro unificazione in un solo corpo i cui luoghi ricevono un interesse identico e sono rimborsabili a discrezione del comune.
I successivi, periodici riacutizzarsi dei bisogni dell’erario portano all’apertura di nuovi prestiti a loro volta oggetto di riforma e alla fine del sec. XIV il debito pubblico risulta composto di 5 grandi compere unificate, sorte in epoche diverse dall’aggregazione di debiti e compere preesistenti. 14
Con intenti e procedure analoghe, nel 1407 si affida il risanamento del debito pubblico ad un apposito organismo sotto il patrocinio di un santo, l’Officium comperarum Sancti Georgii; i suoi compiti sono di fondere ad un interesse ridotto e uniforme del 7% i tre quarti del debito preesistente, di rimborsare i creditori che non accettano il trapasso e di gestire un congruo numero di imposte con cui pagare ai luoghi il provento stabilito. La riforma compiuta nel nome di San Giorgio non rappresenta quindi un evento unico nella storia delle finanze pubbliche genovesi, ma soltanto l’ennesima (e neppure l’ultima) unificazione del debito pubblico. Tuttavia, pur avendo un’origine non dissimile, l’Ufficio o Casa di San Giorgio ha un’importanza ben maggiore di quella delle compere unificate precedenti.
I privilegi che ottiene dallo stato e che le sono riconosciuti anche dai signori stranieri (spesso in cambio di prestiti) si traducono in una larga potestà giurisdizionale per tutto ciò che riguarda il debito pubblico da essa amministrato e le imposte di sua spettanza. La sua opera è imperniata sulla difesa accanita degli introiti fiscali destinati al pagamento dei luoghi; ciò la pone spesso in contrasto con gli interessi generali del paese e la induce ad avversare tutte quelle iniziative pubbliche o private che potrebbero intaccare il flusso dei suoi redditi.
Ma c’è un altro aspetto che ai nostri fini è più rilevante: nel 1408 la Casa è autorizzata ad aprire un banco pubblico, primo del suo genere in Italia e secondo in Europa dopo la Taula di Barcellona (1401), che accetta depositi, effettua giri di conto e concede crediti garantiti in conto corrente. La sua attività cresce per qualche decennio e nel 1440 si aprono due altri cartulari (oggi diremmo sportelli), si interrompe nel 1445 per ragioni d’ordine monetario, riprende nel 1531 e prosegue in forme diverse e sempre più articolate sino al 1805.

I banchi annessi alla Casa di San Giorgio diventano il cuore di un sistema finanziario al quale fanno capo due circuiti di denaro sempre più nettamente distinti: quello che funge da tesoreria della Casa, costituito in entrata dai gettiti delle gabelle e in uscita dalle spese di gestione, dalla distribuzione dei proventi ai titolari dei luoghi e dalle sovvenzioni di San Giorgio a favore dello stato, di magistrature locali e di enti vari; e quello squisitamente bancario che risponde ai bisogni della piazza ed è alimentato dai depositi, prelievi e giri di conto tra privati.

Note:

11 A.S.G., Archivio di San Giorgio, serie “Introitus et exitus Officii Sancti Georgii”, n. 1. ^

12 A.S.G., Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 7204. ^

13 Dove l’aggettivo magna richiama l’operazione di consolidamento. ^

14 Così, i debiti delle guerre contro Pisa e Venezia sono riuniti a loro volta nella compera magna mutuorum veterum del 1303 e quelli delle successive guerre civili (1306-1331) nella Compera magna pacis del 1332. Nel 1340, rinnovate le strutture politiche ed auspice il doge Simone Boccanegra, si riordina l’amministrazione di tutte le compere in essere, mantenendole distinte l’una dall’altra, ma riducendo il valore dei loro luoghi al corso di mercato ed assegnando al capitale svalutato un interesse variante dal 7 al 10%. Dalla riforma nascono le compere comperarum Capituli (così dette perché i loro libri sono conservati nel Capitolo della cattedrale per porli al sicuro da rivolte popolari, come quelle del 1339 che sono sfociate nell’abbruciamento dei ruoli fiscali); ad esse lo stato cede quasi tutte le proprie rendite, ricevendo in cambio una modesta sovvenzione fissa (lire 20.000) per pagare le spese correnti (H. Sieveking, Studio sulle finanze genovesi nel medioevo e in particolare sulla Casa di San Giorgio, trad. di O. Soardi, in “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, vol. XXXV, pt. I, Genova 1905, p. 135). Alle compere del Capitolo si affiancano man mano altre compere unificate, sorte dal consolidamento dei debiti stipulati posteriormente: nel 1368 le compere Sancti Pauli (poi dette veteres) al 10%, nel 1381 le compere nove Sancti Pauli al 5-9% e le compere regiminis all’8%; nel 1395 le compere Sancti Petri all’8-9%. ^