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Ai genovesi sparsi nel mondo
Ai genovesi che non sanno
A chi non conosce Genova
Presentazione
Viaggiando in paesi diversi è molto facile imbattersi in qualche genovese: non mi riferisco tanto ai turisti quanto a persone occupate in attività di lavoro sovente impegnative. Questi figli di Liguria per lo più ignorano di esprimere caratteri ereditari proprio nell’apertura a realtà esterne e nella tendenza a inserire le capacità creative in ambiti differenti per tipo di lavoro e per collocazione geografica. La gran parte dei genovesi di oggi, cittadini del mondo mai dimentichi delle origini, non conoscono sempre l’ampiezza, l’incidenza e la durata con cui i loro antenati, per generazioni, si sparsero a diaspora tra popoli conosciuti e si addentrarono in terre o in mari ignoti. Già nel Millecento Beniamino di Tudela - erudito rabbino di nascita iberica, esperto viaggiatore tra Occidente e Oriente e gran conoscitore del Mediterraneo - li definì «signori del mare». Alcuni fondarono le prospere comunità mercantili cantate da un anonimo poeta del Due-Trecento:
E tanti sun li Zenoexi,
e per lo mondo sì destexi,
che und’eli van o stan
un’atra Zenoa ge fan
Altri si spinsero nelle steppe asiatiche fino all’estrema Cina, discesero tra le oasi del Sahara alla ricerca dell’oro africano o si fecero sedurre dalle immensità degli oceani. L’evidenza della marineria e della mercatura può mettere in ombra altre capacità più sottili e forse per questo più insinuanti, facili a essere emulate e assorbite da altri: i genovesi furono anche maestri di finanza.
Guido Laura
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